sognatricesenzali
Nessuno capirà mai la felicità che prova una ragazza che abbraccia finalmente il suo idolo.
Nessuno capirà mai quanto la presenza di un idolo può essere importante nella vita di tutti i giorni, quando ci sentiamo delle nullità e tutto sembra crollarci miseramente addosso come un castello di carte, lui c’è, sempre.
Un idolo è per sempre, rimane nel cuore, non si dimentica.
Giudicare una ragazza che piange perché ha abbracciato il suo idolo vuol dire non avere mai provato la sensazione che nessuno potesse capirti più di lui, vuol dire non essersi sentiti mai veramente soli e bisognosi di un aiuto che non poteva venire da gente che ci stava intorno, ma solo da quella persona che più di altre era in grado di comprenderci sempre, anche se lontana mille miglia oltre oceano.
Non ci saranno mai montagne tanto alte, oceani troppo immensi, cieli troppo grigi, nè strade e chilometri infiniti, che potranno dividere una ragazza e il suo idolo.
E si, pensatela come volete, voi che ‘siamo forti e non abbiamo bisogno di nessuno’.
Pensatela come volete, voi che giudicate senza conoscere, voi che ridete e non capirete mai la sensazione che si prova nel sapere che, probabilmente, non abbraccerete mai quella persona che per voi è tutto, voi che non sapete che significa accettare di non fargli mai intendere quanto e quante volte vi ha salvato dal buio dei vostri pensieri.
Non cambia nulla, perché questo ‘amore platonico’ non finirà mai.
Non finirà mai.
sognatricesenzali (via sognatricesenzali)
entresensaciones
1. Forget the past.
2. Do stuff.
3. Talk to strangers.
4. Stay in touch.
5. Stop bitching, venting, and complaining. They don’t make you happier.
6. Go outside. Vitamin D is better than drugs.
7. Don’t expect it to last forever. Everything ends and that’s okay.
8. Stop buying useless crap.
9. Make mistakes. Learn from them.
10. Spread joy.
11. Don’t bother with people you hate.
12. Don’t become someone you hate.
13. Play the hand you’re dealt.
14. Choose not to take things personally.
15. Don’t put it off.
16. Help is everywhere.
17. Give without limits and expectations.
18. Be enthusiastic, dammit. Being above everything makes you an annoying prick.
19. This too shall pass.
20. You are already enough.
21. What would you do if you weren’t scared? Okay, now do it.
21 commandments instead of 12  (via cirea)
incomprehensibilis

Anonymous asked:

Mi parli della tua storia d'amore?

obliopermanente answered:

La mia storia d’amore è iniziata quando ancora non sapevo cosa fosse l’amore, quello vero. E’ iniziata una sera di aprile, quelle sere di primavera in cui sei felice e pensi “dio, sta arrivando l’estate” e per me è arrivato anche lui. Danilo. Danilo era un ragazzino, aveva 17 anni ed io ne avevo solo 14. Danilo mi voleva ma io avevo paura. Paura dell’amore, paura di essere ferita, paura di soffrire. Così dopo gelosie varie trovo un po’ di coraggio e arriva “il primo appuntamento”. Solita cosa, pizza e cinema. Dio, era bellissimo. Jeans, camicia e maglioncino nero. Biondissimo. All’intervallo mi chiese: “Vuoi qualcosa?” “Non so, tu?” “Io voglio te, tu ci vuoi stare con me?”, sudava, gli brillavano gli occhi. Era troppo, troppo bello. Da quel 15 maggio non ci siamo mai lasciati, fino al 12 settembre di due anni fa quando fece un brutto incidente che lo fece andare in coma per 20 giorni. Gli strappai un ultimo bacio fuori scuola e poi più niente. Dopo quell’ultimo bacio sono iniziati i 20 giorni più brutti e più lunghi della mia vita. “Dani ha fatto un incidente bruttissimo, dobbiamo correre in ospedale”, “Lo devono trasferire a Roma, qua non può stare”. L’eliambulanza arriva al CONI e mia madre va con lui in ambulanza. Io con mia zia, mia sorella e il suo migliore amico. I genitori piangono. Mio nonno piange. Io non capivo più niente, volevo vomitare, volevo morire. Mia madre mi chiama: “Marti se vieni al centro del CONI lo saluti, anche se dorme già” allora corro. Mi cedono le gambe ma corro ancora più forte. Lo devo raggiungere e lui mi deve aspettare. Arrivo vicino l’elicottero e lui è pieno di sangue, dentro una specie di busta termica, per non far raffreddare il corpo, ha un tubo in bocca. Mamma prende il braccialetto pieno di sangue, me lo da. Non capisco un cazzo, non volevo capire un cazzo. Non ci credevo. Non a me, non a lui, non a noi. Lo trasferiscono a Roma per le 16 e fino alle 23 di quello stesso giorno né una chiamata, né un sms, niente. L’ematoma si allargava sempre di più. 20 giorni tra “Forse lo operano”, “Non si stabilizza, gli faranno una tracheotomia molto probabilmente”, “E’ andato in arresto cardiaco Marti..Per fortuna l’hanno ripreso ma..” ferma e immobile per 10 minuti. “E QUINDI?” “Questa notte potrebbe non farcela” ed invece ce l’ha fatta. Ce l’abbiamo fatta. Si è staccato i tubi, le flebo, tutto. Voleva svegliarsi, voleva continuare a vivere ma soprattutto voleva uno specchio, un pettine, una pinzetta per le sopracciglia e un rasoio perché “deve venire la Marti a trovarmi eh, e devo essere bello, non mi posso mica presentare così dopo 20 giorni”. e dio, quanto era bello. Quando dormiva, quando si è svegliato. Era bellissimo, ancora stordito da tutti quei farmaci, dalle lacrime. ”Scusa amore, scusami tanto. Sono rimasto per te.” Dio, quanto lo amo.